Giona A. Nazzaro

 

Francesco De Masi è scomparso nell’indifferenza generale. Con un’ampia selezione di brani composti dal maestro De Masi per la colonna musicale di Il seme della discordia, Pappi Corsicato rende al musicista l’omaggio dovuto. Purtroppo nelle recensioni del film, alla voce musiche si cita solo il solito (con tutto il rispetto!) Ennio Morricone (presente con brani tratti da Foto proibite di una signora per bene, thriller di Luciano Ercoli, Gli intoccabili di Montaldo e Il diavolo nel cervello di Sergio Sollima) e al massimo Armando Trovaioli (che figura con Rapina e inseguimento da Operazione San Gennaro di Dino Risi) e si dimentica il resto (che è tantissimo). Corsicato, invece, da filologo godereccio qual è, offre un panorama amplissimo del meglio della musica da film italiana, quella che a partire dalla metà degli anni 90 è stata omaggiata da personaggi diversissimi tra loro come John Zorn, Stereolab e Gilles Peterson e che in Italia è stata riscoperta da personaggi come Alessandro Casella (animatore delle notti del Micca Club di Roma), Claudio Fuiano, Rocco Pandiani ed etichette come la CAM, DigitMovies, Right Tempo, Beat, Cinevox, Black Cat, Dagored e Plastic. Oltre a De Masi infatti, presente con ben sette brani tra i quali Paura notturna tratto da Quella sporca storia nel West di E. G. Castellari e Noa-Noa da Ti-koyo e il suo pescecane di Folco Quilici, figurano Bruno Nicolai (Django spara per primo), Angelo Francesco Lavagnino (con Lotta nel fango da 5.000 dollari sull’asso di Alfonso Balcazar), Piero Piccioni (con Amore che nasce e Racconto nel vento da C’era una volta... di Francesco Rosi), Gianni Ferrio (con Morning Blues tratto da Tony Arzenta, noir melvilliano di Duccio Tessari), il premio Oscar Luis Bacalov e Gak Sato, fuoriclasse nipponico di casa Right Tempo con un remix di To Jane tratto da Kill! di Romani Gary e firmata in coppia da Berto Pisano e Jacques Chaumont. Il cd della colonna sonora non è ancora disponibile.

TOM BETTS

Ecco quello che ho messo insieme.

Quando ho iniziato ad ascoltare la musica dei film western italiani ho conosciuto Ennio Morricone e Bruno Nicolai. Poi siccome mi piaceva questo genere ho visto molti altri film ed allora ho conosciuto un altro compositore italiano che si chiama Francesco De Masi. Il suo modo di fare musica non era simile a quello di Morricone, le partiture di De Masi avevano uno stile particolare come ad esempio l'uso che faceva di ritmica e del basso che usava spesso nei suoi arrangiamenti. Le sue partiture avevano la caratteristica di caturare lo spirito del west, come nessun altro comositore italiano sapeva fare. Ad un certo punto Morricone iniziò a cambiare il suo stile con l'avvento dei western comici degli anni 1970, mentre De Masi lo ricordo per la realizzazione di partiture in stile contemporaneo alle quali mi ero abituato ed amavo.

Il suono familiare della chitarra di Alessandro Alessandroni e il suo fischio, l'armonica di Franco De Gemini, Raoul e I Cantori Moderni, erano tutti elementi quasi sempre presenti a riempire le sue tracce con il loro sound particolare e le canzoni. Il particolare uso del basso e le melodie delle cavalcate, ti entravano in testa ed eri come obbligato a canticchiare quei temi per giorni e settimane dopo aver visto il film. La mia colonna sonora preferita di un western italiano è 7 Dollari sul rosso che ha tre temi principali inseriti nella partitura. Chi potrebbe chiedere di più? Anche nei western moderni, come Mad Dog, la serie di Thunder e Lone Wolf McQuade, Francesco ha saputo sfornare ottimi lavori che hanno supportato i film e portandoli ad un livello superiore.

Anche se è da cosiderarsi un contemporaneo, questo artista ha saputo condizionare il suono del west all'interno della così detta golden age italiana.

Per me Francesco Demasi simboleggia la musica degli spaghetti western più di ogni altro compositore, Ennio Morricone compreso. Francesco è stato uno straordinario Maestro del genere. Sono molto grato al figlio Filippo che ha dato ai collezionisti l'opportunità, tramite questa collezione, di poter acquistare le partiture complete dei lavori di suo padre e per averci arricchito in maniera inegualiabile tramite l'ascolto.

YOSHI YASUDA


All’epoca frequentavo la scuola media, mia madre canticchiava un tema di “Sette dollari sul Rosso” mentre preparava la cena. Forse perchè io ascoltavo quasi ogni giorno il disco in vinile di quello “Speghetti western”, che in Giappone è detto Maccheroni western,e lei lo avra' imparato a memoria.

Chiesi a mia madre: ti piace quella canzone?

Lei rispose: è la mia preferita tra tutte le canzoni di “film western” perché un brano molto calmo.

Così pensai alla straordinarietà della musica che ha il potere di far cantare mia madre alla quale non interessava minimamente la musica da film.

 

E fu anche il momento che mi diede la conferma della grandezza della musica del Maestro Francesco.

 

Se devo dire la verità, come tanti altri amanti della musica di “spaghetti western”, anch’io apprezzavo molto i brani più dinamici con le note veloci come quella del Maestro Enrico Morricone e del Maestro Bruno Nicolai. Invece da quando mia madre disse quelle parole, mi venne una gran voglia di ascoltare la musica del Maestro Francesco.

 

In quel periodo vidi un film western” che si chiamava “Quindici forche per un assassino”... il suo tema principale mi ha letteralmente elettrizzato come la sua canzone dal titolo“Will you be mine?”.

L’introduzione è potente e nessuno mai potrà imiltarla.

La melodia evoca un magnifico paesaggio desertico e la voce di Raoul risulta forte e distesa.

Questa canzone che secondo me esprime pienamente la forza e la tristezza degli uomini che vivono in una terra desertica, è divenuta subito la canzone di supporto della mia vita.

 

In seguito la voglia di ascoltare le musiche western del maestro Francesco mi ha spinto a raccogliere tutti i suoi album nell'arco di tanti anni.

 

Le canzoni di cui non era possibile trovare i dischi, le registravo su cassette raccogliendole direttamente dalla televisione... le avrò ascoltate un milione di volte...

 

Da quando ero ragazzo fino ad oggi, ho mantenuto la mia fede per la musica spaghetti western. E sono certo che fino alla morte amerò per sempre questo genere.

Tra circa 550 colonne sonore euro western, quelli che amo di più appartengono tutti al maestro Francesco, non trascurando nemmeno un brano breve.

Credo che questo fatto derivi dalla personalità del Maestro Francesco.

Riesco addirittura a immaginare il momento della composizione del maestro che suona il pianoforte pensando all'america ed agli scenari del west.

Tra la sua smisurata produzione mi piacciono molto “A lone and hungry man”; “Arizona Colt”; “Vado l'Ammazzo e Torno”; “Ammazzali tutti e torna solo”; “Walk by my side tratto da “Il Momento di Uccidere” “Sartana non perdona” “Quella sporca storia nel west”

 

Ogni brano nella sua direzione d'orchestra contiene l’espressione di una bravura impressionante di romanticismo, di solitudine, di forza e di gentilezza degli uomini.

Io credo fermamente che questo fatto rispecchi esattamente la vita del Maestro, la sua sensibilità...

 

Vorrei qui esprimere la mia gratitudine e l'apprezzamento nei confronti del maestro Francesco che ha creato così tante musiche straordinarie.

Non posso immaginare la mia esistenza senza Lui.

 

Ed inoltre ringrazio anche Filippo, il figlio del maestro, per la sua attività davvero importante volta a trasmettere la grandezza della musica del padre alle future generazioni.

 

Vorrei esprimere la mia gratitudine sincera non solo a nome mio ma anche

di tutti fun giapponesi.

«Quando lavorano alle colonne sonore, molti realizzano prima tutti i temi collegati a un personaggio e poi quelli collegati a un altro, senza considerare l'ordine del racconto. Il maestro Lavagnino voleva che si scrivessero i diversi brani, dal brano numero 1 fino al numero 39 o 45 (o quanti servivano nel film), seguendo l'ordine cronologico del film. Bisognava ricordarsi quali sonorità si erano lasciate nel brano precedente, in modo da riprendere consequenzialmente. Bisognava dare una coerenza narrativa alla musica, tenendo anche conto dei diversi rumori che c'erano nel film». Questo raccontava Francesco De Masi in un'intervista concessa alla televisione spagnola inserita in un documentario alla sua memoria realizzato dal figlio Filippo (il film non ha ancora un titolo, ma sarà abbinato all'ultimo cd della serie sulle soundtrack western di De Masi, pubblicata dalla Beat Records). Una professionalità e un modo di lavorare che si ritrovano nelle oltre 300 colonne sonore composte durante la sua lunga carriera. Ma andiamo per ordine: Francesco de Masi era nato a Roma l'11 Gennaio del 1930, dopo la maturità classica aveva studiato composizione al conservatorio San Pietro a Majella di Napoli con Achille Longo, e il corno, sotto la guida di Domenico Ceccarossi. Secondo il suo unico figlio, Filippo: «Mio padre ha cominciato la sua carriera di musicista suonando il corno in una banda. Perché il corno e non un qualsiasi altro strumento? A lui sarebbe piaciuto il pianoforte (...) ma al momento di entrare in conservatorio era già grandicello, e lo studio del piano richiede moltissimi anni, troppi. Achille Longo, suo zio, gli suggerì di intraprendere gli studi, più brevi, di uno strumento a fiato».
Dopo aver frequentato le più importanti orchestre italiane e internazionali (ha lavorato a lungo con la prestigiosa orchestra Scarlatti di Napoli) ed essere diventato il primo esecutore di «corno jazz» nella storia della musica, si è dedicato alla direzione d'orchestra, perfezionandosi all'Accademia Chigiana di Siena. Ma non si è accontentato e ha voluto imparare anche altre tecniche musicali. «Stimolato da una gigantesca volontà di emergere, utilizzando i soldi guadagnati con la Scarlatti, andò a Siena per seguire il corso del più grande compositore di musica per film: Angelo Francesco Lavagnino. Quest'ultimo notò subito che papà aveva una marcia in più e poco dopo lo assunse come assistente personale», racconta Filippo.
«Mi ha offerto di essere il suo assistente e di essere il responsabile delle musiche della ’Astra cinematografica’. Bisognava realizzare le musiche di una decina di documentari e Lavagnino non aveva il tempo per farle Sono quindi stato incaricato di comporre quele colonne sonore. Tra questi c'era Gauguin (1957) di Folco Quilici, che, presentato alla Mostra del cinema di Venezia, fu molto gradito dai critici. Cosi quando Quilici preparò Dagli Appennini alle Ande, mi chiese di scriverne la musica, e mi portò con lui in Argentina perché mi documentassi sulla cultura musicale locale... Da lì ho iniziato a lavorare regolarmente per il cinema», sosteneva Francesco De Masi nella già citata intervista per la televisione spagnola. Collaborerà, tra tanti altri, con registi del calibro di Sergio Citti (Ostia nel 1970, Storie scellerate nel 1973, Mortacci nel 1989, Fratella e sorello nel 2004), Michele Lupo (La vendetta di Spartacus nel 1964, Arizona Colt nel 1966, Concerto per una pistola solista nel 1970), Lucio Fulci (Lo squartatore di New York nel 1982) o Enzo G. Castellari ( Vado, l'ammazzo e torno nel 1967, Ammazzali tutti e torna solo nel 1968, Ettore lo fusto nel 1972 ). De Masi è stato uno dei più prolifici compositori di musiche per i cosiddetti spaghetti western, ma mentre molti dei suoi colleghi preferirono seguire la scia di Ennio Morricone, egli riuscì a ritagliarsi una propria identità, avendo infatti realizzato le sue prime colonne sonore per film western ancor prima dell'avvento di C'era una volta il west, nel 1968.
«Ho scritto le musiche dei due primi western realizzati in Italia. Mi sono ispirato allo stile musicale dei film western americani, alle colonne sonore composte da Dimitri Tiomkin (Duello al sole per King Vidor o Mezzogiorno di fuoco per Fred Zinneman). Non ha niente a che vedere con quelle dei film di Leone. In fondo al mio sentire ci sono sempre state le sonorità dell'epopea del film western americano», ebbe a dichiarare una volta lo stesso De Masi. Ma le sue soundtrack per gli spaghetti western non erano solo questo. Amava aggiungere ad alcuni temi anche un tocco «pop», e questo soprattutto quando collaborava con il cantante Raoul, famoso per il suo lavoro in film come Quindici forche per un assassino (1968) di Nunzio Malasomma o Il momento di uccidere (1968) di Giuliano Carmineo. Nel 1968, De Masi ha vinto la rassegna per giovani direttori d'orchestra indetta dalla Rai e da allora ha svolto anche un'intensa attività concertistica. Dal 1973 ha insegnato «esercitazioni orchestrali» al conservatorio di San Pietro a Majella di Napoli, poi «direzione d'orchestra» al conservatorio di Santa Cecilia a Roma. È morto a Roma il 6 novembre del 2005 all'età di 75 anni.

Articolo di Gabrielle Lucantonio

Commento musicale per cinema come fenomeno interculturale e generico

Musiche di Francesco De Masi per genere di western all'italiana

 

 

Jan Švábenický

 

 

Storia, teoria e anzitutto prassi della musica del cinema italiano hanno evoluzione molto lunga e complessa e proprio parte di questa evoluzione come processo creativo erano molti compositori, conduttori e musicisti chi hanno creato nuova forma estetica di musica per cinema. Uno di molti questi autori è stato anche maestro Francesco De Masi chi ha composto e condotto molte partiture per i film di generi vari del cinema italiano e anche del cinema estero. Originalità stilistica di musiche di maestro De Masi è un problema specifica di scelta dei metodi di scrivere musica e strumentazione ma anche questione di uso di strumenti particolari e loro organizzazione negli composizioni, in prima linea nella strutturazione e concezione di temi e motivi particolari per le scene concrete negli i film. Se avessimo semplicemente dire quali sono caratteristiche delle musiche di maestro da punto di vista di ascolto, si tratta sicuramente di grande senso e sentimento per epicita, pomposità e magnificenza della musica che esprime spettacolarità del immagine degli i film particolari. Questo modo di visione di musica di maestro De Masi rappresenta elemento sintomatico per tutti i generi popolari del cinema italiano degli anni 60' – 80' per cui ha questo autore molto inventivo scritto, arrangiato e condotto i suoi musiche. Eccezione non è oppure western all'italiana, genere popolare specifico che rappresenta maggiore parte di filmografia di maestro De Masi e per cui è stato questo compositore diventato famoso e popolare.

Infatti, Francesco De Masi appartiene ai primi compositori in Italia chi hanno cominciato negli inizi degli anni sessanta scrivere musiche per genere popolare specifico western all'italiana che è stato dalla parte di critica giornalistica angloamericana definito e canonizzato sotto termine spaghetti-western. Industria cinematografica italiana in questo periodo cercava e aveva bisogno di nuovi compositori con nuovo approccio estetico per nuove forme di generi popolari che hanno avuto origine come parte fissa di formazione di nuova fase del cinema italiano popolare. De Masi dall'inizio apparteneva ai autori chi hanno creato livello e tendenza molto innovativo nel scrivere musica per immagine cinematografico. Per questo ma anche per altri criteri e ragioni erano sua musica e stile estetico richiesti da parte di registi e produttori italiani e spagnoli. Tra i compositori chi negli lunghi anni pionieristici nel cinema italiano dopo seconda guerra mondiale 1951 – 1963 hanno cominciato scrivere musiche per i western italiani appartenevano esclusive di De Masi anzitutto sei autori: Carlo Innocenzi, Mario Nascimbene, Angelo Francesco Lavagnino, Gianni Ferrio, Riz Ortolani e Ennio Morricone. In questo periodo esistevano particolarmente due livelli ideologici e estetici di western all'italiana: i film parodistici che hanno parodiato i western hollywoodiani conosciuti dalla distribuzione italiana e i film d'avventura con cavaliere mascherato Zorro che combinano storia d'avventura di schermitori con iconografia e situazioni drammatici come duelli con pistole che sono sintomaticamente associati con western. Prime partiture di De Masi sono in questo periodo associati con seconda tendenza di western italiani e spagnoli che raccontano le storie di Zorro e Coyote.

Mentre in caso di Innocenzi, Nascimbene e Lavagnino si tratta in questo periodo di lavoro sporadico per questo genere, in caso di altri compositori, e particolarmente ad De Masi, si tratta di lavoro regolare per western italiano. Estetica di musiche di De Masi ha sua lunga evoluzione e proprio questi primi western avventurosi rappresentano inizi e formazione graduale del suo approccio e concezione di musica sinfonica con temi ritmici, melodrammatici e strumentalmente evvocativi. Per opera di abilita di adattabilità di musiche di compositore a struttura di genere degli i film particolari poteva De Masi creare e sperimentare con genri e stili della musica. De Masi completamente rispettava i livelli e strutture di generi di i film e sulla base di questi criteri concepiva e usava generi della musica, semplicemente musica di lui era ideologicamente e anzitutto esteticamente identica con immagine cinematografico. Questa caratteristica di suo lavoro per cinema è possibile trovare proprio nelle partiture per i primi western con Zorro e Coyote dove sono tutti elementi musicali adattati ai richiesti e regoli della struttura narrativa e costruzione formale delle narrazioni. Per esempio i film L'ombra di Zorro (1962) di regista spagnolo Joaquín Luis Romero Marchent e Il segno del Coyote (1963) di Mario Caiano dimostrano senso di compositore per evocazione di atmosfera drammatica e melodrammatica che include elementi tipici per le musiche dagli i western hollywoodiani ma anche nuovi elementi e metodi caratteristici per cultura musicale italiana e spagnola.

Nella prima metà degli anni sessanta Francesco De Masi ha scritto partiture per altri western italiani che appartengono a modello che si ispira negli produzioni hollywoodiani. A questo modello maestro ha adattato anche carattere della musica che preferisce nella sua struttura anzitutto brani simfonici scritti per grande orchestra con interpretazione della sinfonia epica e maiestatica come in caso degli i prim film di Zorro e Coyote. Accanto degli i film I due violenti (1964) di Primo Zeglio e L'uomo della valle maledetta (1964) di Siro Marcellini che appartengono ai primi western italiani girati negli esterni spagnoli e in copproduzione con Spagna si tratta in prima linea di Alla conquista dell'Arkansas (1964) esistente in due versioni, tedesca diretta da Paul Martin e italiana diretta da Alberto Cardone chi ha collaborato con De Masi anche negli prossimi anni con altri western. Per questo film che è stato girato negli esterni di ex-Cecoslovacchia e negli stabilmenti di studi cinematografici Barrandov a Praga compositore ha scritto alcuni temi che sono attributo identificativo del suo stile estetico conosciuto dalle suoi colonne sonore dagli western italiani dal periodo della seconda metà degli anni sessanta. Dinamicità delle brani sinfonici completati di temi per armonica rappresentano uno di sintomo riconoscimento caratteristico per sviluppo e costituzione della idioma musicale di autore. In questo film De Masi ha sviluppato suo approccio a pensamento musicale ma chne ha costituito in modo generale estetica specifica per western italiano che completa struttura visuale e iconografia degli convenzioni e invenzioni di genere.

Alla svolta della prima e seconda metà degli anni sessanta Francesco De Masi ha scritto musiche per due film di altro modello di western all'italiana, specificamente per western comico e parodistico presentato in questo caso di I magnifici brutos del West (1964) di Marino Girolami e Per un pugno nell'occhio (1965) di Michele Lupo. Western di Marino Girolami che combina livello di commedia, parodia, musicarello e western è interpretato nel livello mimesco e corale da gruppo musicale italiano di rock-pop I Brutos chi erano molto popolari ad pubblico italiano in questo periodo. Scelta di partecipazione di gruppo e struttura combinata degli generi cinematografici erano hanno dato a De Masi opportunità di creare nuovo stile per western bassato sulla musica parodistica. Abilità di creare musica parodistica, comic a e grotesca di compositore rappresenta secondo film di Michele Lupo che è parodia di Per un pugno di dollari (1964) di Sergio Leone. Efetto parodistico costituisce nella partitura organizzazione dettagliata degli strumenti usati particolari e loro arrangiamento e orchestrazione. Da punto di vista musicologico è piuttosto difficile parlare e definire di forma parodistica nella struttura della musica per cinema e musica come creazione drammatica in modo generalmente. Percezione di musica in senso grotesco e parodistico è strettamente legato con immagine e atmosfera drammatica nel film particolare dove può musica esprimere situazioni e elementi comici e groteschi. De Masi ha parodiato musiche di Ennio Morricone per film di Leona ma contemporaneamente ha creato riferimento intertestuale di musica di Morricone perché ha modificato alcuni suoi temi come elementi riconoscitivi. In prima linea si tratta di tema messicano di vendetta chiamato “deguello” che è stato sintomatico per partiture di Dimitri Tiomkin per i western hollywoodiani.

Sempre che erano nella partitura per film parodistico di Lupo caratteristici temi per tromba in stile della musica spagnola conosciuta dalla tradizione nazionale, anche dagli tauromachie, motivi ballabili come tango e uso di frusci e rumori come elementi cacofonici, in caso di altro film di Michele Lupo Arizona Colt (1966) De Masi ha usato metodi di strumentazione molto diversi. Colonna sonora per questo western rappresenta brani indescrivibilmente drammatici che esprimono azione e epicità spettacolare della narrazione e immagini nel contesto delle strutture di generi particolari che Lupo ha strutturato nel suo film. Musiche di maestro De Masi – similmente come in caso degli molti altri compositori del cinema italiano – rappresentano codici e segni identificativi nella identità culturale nazionale manifestata negli i film degli generi popolari del cinema italiano. Non si tratta soltanto di stile individuale di compositore ma anche di modi di rappresentazioni della musica per cinema come parte consistente di carattere nazionale della cultura cinematografica e musicale italiana. Canzone “Arizona Colt” cantata da interprete vocale Raoul (pseudonimo di Ettore Lovecchio) illustrato specificità e innovatività nel srivere e strutturazione melodico di canzoni per western all'italiana. Proprio collaborazione ripetuta di De Masi con alcuni musicisti e cantatori aveva formato successivamente linguaggio specifico e stile estetico della musica di compositore. Percussioni e chitarre elettriche che appartengono ai strumenti spesso usati da compositore nelle suoi composizioni modellano strutture delle musiche, anzitutto di temi e motivi particolari, e rappresentano approccio interfunzionale nel uso di strumenti particolari per esprimere di situazioni, tempi e ritmi di tensione, aspettazione e azione sviluppati nella costruzione drammatica negli western italiani.

Collaborazione molto importante, creativa e innovativa di Francesco De Masi con registi degli western all'italiana era anzitutto con quattro cineasti, Mario Caiano, Alberto Cardone, Enzo G. Castellari e Giuliano Carnimeo. Caiano con chi ha lavorato De Masi negli anni precedenti già, nel contesto di western sul uno film di Coyote, ha aperto a compositore nuova dimensione di possibilità nel uso di mezzi d'espressione e modi di comporre la musica per questo genere cinematografico. È possibile dire che partitura per Una bara per lo sceriffo (1965) ha costituito uno di alcuni livelli della evoluzione e formazione di musica per western all'italiana perché proprio qui De Masi ha consolidato principio di variazione e permutazione di tema principale e ha creato modo di circolazione di temi musicali come inquadratura del immagine cinematografico e struttura visuale. Questo approccio dimostra anche canzone “A Lonley And Angry Man” lirizzata e cantata da Peter Tevis che rappresenta esempio sintomatico di funzione drammatica di musica di De Masi nella forma cantata e nella forma strumentale. Questi metodi di comporre e strutturazione delle musiche ha usato, variato e combinato De Masi anche negli due altri western di Mario Caiano dove è musica solitamente bassata sulla variabilità di tema principale. Mentre in Ringo il volto della vendetta (1966) compositore ha alterna alcuni temi strumentali di solo per tromba, chitarra elettrica e percussioni, in Sette pistole per un massacro (1968) ha apre negli titoli di testa sua partitura con canzone lirica e malinconica “The Only Girl He Loved” interpretata da cantatrice July Ray che esprime atmosfera triste e tragica della storia di gruppo di fuorileggi e violentatori chi terrorizzano cittadini in piccola città. Elementi malinconici, lirici e tragici nelle musiche di De Masi per i western all'italiana sono sintomatici anche per collaborazione di compostitore con Alberto Cardone.

Dopo partitura simfonica scritta in quale misura in stile di musica classica per i western hollywoodiani ma anche con elementi e metodi molto innovativi caratteristici per western italiano in Alla conquista dell'Arkansas di Alberto Cardone, De Masi ha composto in collaborazione con stesso regista colonna sonora molto diversa da musica maiestatica e epica. Seconda collaborazione di Cardone con De Masi era sul film Sette dollari sul rosso (1966) dove è storia costruita sulla base di tragedia antica greciana transferita e integrala alla struttura e iconografia di western italiano. Brani lirici, malinconici, drammatici e tragici di De Masi per film di Cardone dimostrano spettro molto ampio di compositore e presentano anche che musica per western all'italiana esiste in contesto dettagliamente strutturato, complicato e pieno delle influenze e riferimenti a lungua e vecchia tradizione della musica italiana e europea. Combinazione di temi melodrammatici, lirici e tragici modellano e danno a questo film atmosfera adeguata per scene particolari di incontri, confrontazioni o conflitti come situazioni caratteristici per storie antiche ma anche per drammatizzazione degli atti di antieroi tragici, disperati e frustrati dalla evoluzione di relazioni tra protagonisti. Approccio molto simile di De Masi possiamo trovare in suo lavoro per film Quanto costa morire (1968) di Sergio Merolle che è situato – similmente come Il grande silenzio (1968) di Sergio Corbucci – a ambiente d'inverno che serve a struttura visuale come elemento atipico iconografico di genere. Canzone principale “Who Is The Man” nella interpretazione di Raoul si diventa nella concezione di compositore tema per alcuni variazioni, modificazioni e versioni strumentali che esprimono state d'animo nelle situazioni vari drammatici. De Masi usato nella simbiosi molto innovativa e musicalmente sperimentale interpretazione della chitarra elettrica, solo per tromba e percussioni che nella espressione musicale completa con altri strumenti.

Livello molto diverso dai film di Caiano e Cardone rappresentano i western italiani di Enzo G. Castellari che sono strutturate sulla base di strutture di generi differenti. Musiche di De Masi per quattro western di Castellari sono per questo ragione concepiti nel contesto di concezione e struttura di generi negli i film particolari. Sette Winchester per un massacro (1967) e anzitutto Ammazzali tutti e torna solo (1968) sono i western d'azione e di guerra che operano con elementi e modi di generi nel contesto della modellazione di situazioni d'azione e storie avventurose. In relazione con concezione di generi di entrambi film De Masi ha concepito le musiche che basano sulle temi ritmici, dinamici e in prima linea di epici e maiestatici scritti per grande orchestra sinfonica. Temi di marcette militari e epicità sinfonica compositore combina con elementi sperimentali e dell'avanguardia con i collegamenti alle stili e tendenze della musica moderna come pop o beat. Musica di De Masi presenta negli i film di Castellari proprio uno di elementi costituzionali che formano e trasformano struttura dei generi del cinema perché anche include nella sua concezione musicale alcuni livelli di stili e generi diversi. Canzoni “Seven Men” e “Gold” interpretato da Raoul dimostrano i ragioni socioculturali di grande popolarità di western all'italiana perché canzoni di pop e beat rappresentanto proprio una di tendenze integrate dalla cultura popolare moderna. Forme intergenerici hanno anche altri due western di Castellari, western d'avventura di tesoro nascosto Vado, l'ammazzo e torno (1967) e western misterioso liberamente strutturato da Shakespeare Quella sporca storia nel West (1968). Rimpetto di collaborazione tra regista e compositore dei due film precedenti, questi altri due film hanno colonne sonore concepiti sulla base di atmosfere e situazioni psicologicamente modellate, anzitutto western trasformato come adattazione di Amleto.

Mentre partiture per i western di Mario Caiano e Alberto Cardone contengono i brani lirici, romantici, melodrammatici e malinconici, in caso di altri due film di Enzo G. Castellari di cui parliamo comprendono anche altri livelli dei generi e stili della musica. Accanto canzoni popolari caratteristici per composizioni di De Masi per Castellari che sono manifestati di titoli “Stranger” cantato da Raoul e “Find The Man” interpretato da Maurizio Graf, troviamo nelle strutture delle partiture anche elementi e influenzioni della musica classica. Per esempio immagine di scena in cimitero in grotta dove si ferma protagonista durante suo ritorno a casa accompagna tema spirituale con coro di voci maschili e feminili che è completato con entrature intermittenti della tromba e chitarra in stile messicano. Musiche di De Masi per i western all'italiana – similmente come in caso di molti altri compositori italiani – è interculturale perché uniscono nella struttura musicale e drammatica elementi e modi culturali che non hanno niente in comune con cultura e storia americana e Fra West come parte di questa cultura e storia. Per questo ragione non è possibile percepire western all'italiana come modicicazione di western hollywoodiano perché si tratta di due culture assulutamente diversi. Musica per western all'italiana – implicitamente di musica di De Masi – rappresenta uno dei elementi che dimostrano identità nazionale di western italiano e che conferma che si tratta di nuovo genere specifico italiano con sua cultura e iconografia. Elemento iconografico bassicale che esiste in western all'italiana nella stretta connessione con musica è paese mediterraneo che formano insieme immagine interculturale di questo genere del cinema. I western di Enzo G. Castellari presentano in contesto con musiche di Francesco Di Masi uno dei molti forme di western all'italiana che non è riferimento di USA ma esiste come categoria speciale con molti citazioni e elementi dalla vecchia cultura classica e tradizione europea altrettanto cultura popolare moderna.

Altro regista chi ha collaborato con Francesco De Masi nel contesto di western italiano è Giuliano Carnimeo chi ha concepito suoi western nel livello di genere giallo misterioso con trama cospirativo, poliziesco e misterioso. Nel contesto di struttura generica dei suoi film Carnimeho ha scelto insieme con De Masi anche incorniciatura corrispondente per musica adattata per categori prescelti principali di genere: western italiano e giallo. Il momento di uccidere (1968) dimostra non solo ibridazione delle categorie generiche del cinema ma anche combinazione di generi del musica. Dopo canzone di ballata “Walk By My Side” interpretata da Raoul che combina stili vari folk, pop e beat ha scritto De Masi alcuni temi di dissonanza che sono strutturati dai elementi sinfonici e sperimentali e che esprimono tensione drammatica negli situazioni di paura, violenza e trepidezza. Metodi sperimentali e elementi di avanguardia rappresentano – similmente come nelle composizioni di autori come per esempio Ennio Morricone o Bruno Nicolai ma anche molti altri – nelle partiture di De Masi per i western all'italiana importante parte di carattere interstrutturale della musica. Non si tratta soltanto di richiesti del immagine cinematografico, costruzione visuale e organizzazzione dei situazioni nella atmosfera e struttura drammatica ma anche di innovazione dei convenzioni generici nel livello di suono e della musica per questa nova forma di genere cinematografico come era western all'italiana nel periodo degli anni sessanta e settanta. Esperienza con connotazioni estetici e ideologici tra generi insiti western all'italiana e generi contenuti nelle musiche per questo generi del cinema dimostra anche seconda collaborazione di Carnimeo con De Masi sul film C'è Sartana... vendi la pistola e comprati la bara (1970) che è combinazione di genere giallo e spinostico impiantato alla iconografia di western italiano.

Francesco De Masi è stato dopo Piero Piccioni, Vasco Vasili Kojucharov e Bruno Nicolai atro compositore chi ha creato commento musicale per film dalla serie popolare con Sartana, pistolero di agente segreto misterioso in stile di personaggio di James Bond. Approccio di De Masi è molto diverso da stile, modi di scrivere musica e approcci a tecnica e organizzazione di struttura musicale da autori menzionati. Strumenti dominanti che creano maggior parte delle musiche per questo secondo western di Carnimeo sono particolarmente sono strumenti d'ottone, percussionie e chitarra elettrica per cui ha maestro scritto anche parti solisti. Similmente come in caso di film precedente i temi e motivi singoli illustrano ritmo e dinamicità che si fondano nella potenzialità stilistiaca e visualmente sperimentale della costruzione formale. Collaborazione tra De Masi e Carnimeo era molto creativa e inventiva perché musiche composti per scene d'azione, tensione, paura e violenza sono caratterizzati da modernizzazione e integrazione della colonna sonora a contesto culturale e generico più ampio. Stesso approccio possiamo trovare anche nella musica per western ...e venne il tempo di uccidere (1968) di Vincenzo Dell'Aquila, che – sebbene sia film strutturato molto psicologicamente – contiene nella sua struttura azione caratteristica per questo genere. Interdiscorsività di costruzione generica e culturale di western all'italiana era sempre possibilità per compositori italiani di comporre musica nello stesso modo interdiscorsivo. Musiche di De Masi per film di Dell'Aquila non servono soltanto per sviluppo della struttura drammatica presentata nel film ma anche esiste nel contesto socioculturale più ampio perché alcuni temi dalla sua colonna sonora sono stati diventati molto popolari ad spettatori e ascoltatori italiani e esteri. Popolarizzazione di questo genere cinematografico e anche colonna sonora dal film di Dell'Aquila qui dimostra canzone “A Man Alone” interpretata da Raoul che appartiene anche a alcuni compilazzioni delle musiche dagli western all'italiana pubblicati negli dischi.

.:   INTERVIEW TO  FRANCESCO DE MASI :.
By John Mansell

Franceso de Masi was interviewed over letters and then translated by John Mansell. This interview was shared by John to the Movie Music Italiano mailing list (MMI) and he granted me permission to post it here. Thanks John! 
Please note that there is a book in progress with this and many other interviews. When there is any information on the release of this book I will place it here. Now, let's the show get started!

 

     Born in 1930, in Napoli Italy, Francesco De Masi studied composition at San Pietro a Maiella in Naples. It was whilst still studying that he first became involved with film music.
I was still busy studying in Naples, when I became very attracted to the idea of writing music for the cinema, my teacher Achille Lango, who was also my uncle, was asked to compose the soundtrack for a film, and he asked me to go to Rome with him to act as his assistant. It was while I was assisting him on this project that I made up my mind to make a career out of writing for film. So I left Naples and moved to Rome, and in 1951, I scored my first film, this was not a feature but a documentary which was entitled, FIAT PANIS.
 
During the following 7 years De Masi worked on numerous documentaries. 
I remember one series of films in particular - said the composer -. I went onto location to Argentina for this, and stayed there for about 8 months or so with the crew, I managed to collect documentation etc. on local music. This was very useful and assisted me a great deal when it came to composing the soundtrack. The film that Initially worked on for this series was entitled, DAGLI APPENNINI ALLE ANDE, which was directed by Folco Quilici, they were all about Polynesia. 
 
During the 1960's De Masi was like many composers in Italy during that period was busy scoring westerns, and De Masi was responsible for many soundtracks for these spaghetti sagebrush sagas. One in particular earned the composer recognition outside of his native country, this was ARIZONA COLT which contained the theme song THE MAN FROM NOWHERE.
I composed the theme and also some of the score for ARIZONA COLT with Alessandro Alessandroni, this was the first time that I had collaborated with him, and thankfully this collaboration continued on other film scores and developed into a great friendship. Working with a musician such as Alessandro is always interesting, and most certainly always stimulating. 
 
I continued by asking the composer how long that he got to score westerns that were being produced at that time, maybe using ARIZONA COLT as an example ? 
I can only say not long enough time, it is always the same when scoring pictures, the directors want the score ready before you have started, and that is the same for each genre, not just westerns, I think that I three weeks to complete the music for ARIZONA COLT.
 
Recently, record companies have been re-issuing a number of older soundtracks onto compact discs, did the composer think that there was enough of his music available to collectors ? 
There have been many records released and also many that have been re-released, but having written the music for 211 feature films and hundreds of documentaries, I am sure that not all of my works have been made available, there are a number of jazz scores that feature excellent soloists, and also there are some television scores that I think would also be of interest. 
 
Many of the composers scores contain title songs, was this something that he himself was keen to include, or did he receive instructions from the director or producers of certain movies to have a song on the score ? 
I think that having a song on the soundtrack makes it easier for the music to be identified, especially the theme, and this is particularly true with westerns. 
 
Francesco De Masi, has been involved with music for the cinema for half a century, and has worked on many types of movies, I asked the maestro, was he more at home working on one particular genre of film? 
Let us say that I am allergic to stupid and vulgar films, I don't really have preferences for any genre, on the contrary, I think its interesting to find each time the best solutions to any requirement arising from the different genres of film. 
 
De Masi's scores for the cinema are instantly recognizable, did he orchestrate his own work, all of the time or had he used orchestrators or arrangers at times ? 
I normally take care of the orchestration of my own scores, I am used to writing in a very big way, almost a complete score at first in rough version, sometimes due to the lack of time I may use an orchestrator, but he has to only do a final draft of all of my indications on the rough version. 
 
During the composers time within the film industry, he must have seen a lot of changes, and also a lot of new composers appearing on the scene, what did he think of the new generation of film music composers that were working in Italy at this time ? 
Excluding very few cases of well prepared young composers, the line up of new composers that are working on films is a little distressing. Most of them lack a good technical knowledge, and they are also lacking in the techniques of the actual scoring of motion pictures, these people are just improvising the job. They have little experience and have little or no imagination and lack the courage that is required to work on films, they seem to be reluctant to experiment or try something new. 
 
As well as his film music the composer is very interested in classical music, he teaches at the Santa Cecilia Conservatory in Rome, and is also the permanent conductor of the conservatories orchestra. 
I have recently been doing a tour of the United States, with the orchestra from the Santa Cecilia Conservatory, we also performed in Canada, I acted as musical director for Opera and symphonic music. I also compose chamber and symphonic music for concert hall performance, and have recorded some of this on EDI-PAN records, which is a label that was founded by the late Bruno Nicolai, and is now operated by his family, some of my classical compositions have also been released on the Pentaflowers label. 
 
So had he been influenced by any composers in particular, in the way that he composed music ? 
I think that anyone who says that they have not been influenced by the music of others, is obviously not being truthful, or they are a genius. I have been influenced by many composers, from Palestrina to Stockhausen, everyone has stimulated me. I was always interested in the harmonic world of Ravel, in the theme construction of Shostakovich and also the counterpoint of Hindemith. These I would say are the main influences for my symphonic music, my jazz influences would I think be, the likes of Stan Kenton, and later by all his followers of the California school. I must admit though, that the encounter that I had with the great composer of film scores, Angelo Francesco Lavagnino was a crucial part of my musical education, and also a very important lesson in the actual technical aspects of scoring film. I studied with him at the Accademia Chigiana of Sienna and went onto be his assistant for a number of years. He taught me all of the necessary elements of the job, from the initial setting to the development, all with absolute accuracy. Which is in my opinion the only way to obtain good results. 
 
And did the composer still write music for the cinema ? 
I do, but only if the film is good, or the conditions are correct. It has to be this way for me to be able to produce a score that is good for the production. By this I mean that I am not interested in working with inadequate means, such as keyboards, synthesizers, computers and so on, unless of course they are being used as part of a real orchestra. 
 
What was the composers opinion of synthesizers? 
I am of the opinion that music should come from within, and not produced by artificial means. So this is why I do not really like electronic devices. The sound that is created by a full orchestra is the best way to hear music. Likewise I never use a keyboard to put together my musical ideas, I prefer to imagine the music without any sound suggestion.
 
Had the maestro ever written under a pseudonym for any film score and had he ever refused a project for any reason ?
In unpleasant situations, I always refused to be compromised, for example the films that were typical of the 1970's based on strip tease shows and various vulgar situations. I turned them down. Unfortunately due to publishing agreements I could not prevent some films being scored with my pre-existing music. In cases I would insist that my name be changed to Frank Mason. 
 
As the composer told me he had recently been touring America and Canada, giving concerts of classical music, had he ever considered giving concerts of his film music ? 
I have given some concerts in Italy where I have included in the programme some of my music from films, but I have never given a concert that is just film music, I am aware that other composers have performed some of my compositions within a programme of a concert that they are giving, I think in Sorrento, a concert is held regularly, and my music for the cinema has been played at this. 
 
Did the composer like to work in any particular order when scoring a film ?
Firstly I think that it is very important for a composer to be involved with a film as early as possible, better to have a script and work to this, it gives the composer an insight into what is happening, and also enables him to work out

Nel contesto assai variegato delle colonne sonore dei film del cinema di genere italiano tra gli anni 50 e gli anni 70, l opera di Francesco De Masi occupa una posizione assai peculiare che meriterebbe di essere studiata in maniera più approfondita di quanto non sia stato fatto sinora. In un periodo, infatti, in cui la musica per film comincia ad abbandonare gradualmente l enfasi della piena orchestra per scoprire le malie timbriche dei piccoli ensembles strumentali, inseguendo anche le lusinghe di certo jazz di stampo americano, la tavolozza timbrica del maestro italiano, pur non rinunciando a seguire qui e lì i dettami del gusto del momento, resta sempre ancorata ad una dimensione sinfonica di stampo prettamente romantico e primo novecentesco.
È una sorta di posizione di controtendenza, quella adottata dal maestro italiano, una vocazione all inattualità, al non modiaiolo che in parte lo accosta all estro compositivo di un Rota. Nell ambito dello spaghetti western, ad esempio, mentre le musiche di Morricone per i film di Sergio Leone fanno scuola ed impongono soluzioni formali ed estetiche assolutamente desuete (l inserto del rumore dello schiocco della frusta, l abbondanza di piccole melodie spesso intinte nell acido di un ironia perfettamente calibrata con l immagine, il ricorso a timbri desueti in posizioni chiave della composizione), De Masi resta pervicacemente ancorato ad un gusto da vecchio western con ampie campate melodiche ed il senso di prospettiva che gli è garantito dalla grande orchestra sfruttata in tutte le sue potenzialità. Mentre la musica morriconiana cerca, quindi, la bidimensionalità del fumetto barocco spalmandosi in una superficie sonora sempre genialmente cangiante sia sotto il profilo timbrico che sotto quello melodico, la musica di De Masi punta su una vocazione paesaggistica ed eminentemente tridimensionale. Il suo suono è pastoso e vasto e se, certo, non mancano momenti in cui i solisti emergono in primo piano eseguendo le loro parti in pieno rispetto ai dettami del gusto del tempo (le sue musiche non lesinano certo in motivi fischiettati o cori country), non di meno essi trovano sempre spazio sul tappeto armonico di un orchestra sempre presente e sempre più inquieta di quanto non paia a prima vista. Si pensi ad esempio al track 1 della presente compilation (Tema di Arizona) che principia con una contrapposizione tra chitarra ed orchestra dal sapore assolutamente concertistico (e il pensiero corre senza che noi si possa far niente a Rodrigo o a Castelnuovo Tedesco) e sfocia, poi, una melodia assolutamente western dapprima arpeggiata dalla chitarra e poi riportata in trio con l armonica a bocca e il fischio. Il compositore romano sembra non poter fare a meno della profondità della compagine orchestrale e, a pensarci su un momento, la cosa non sorprende più di tanto dal momento che egli è stato, prima che un compositore, un eccellente cornista, quindi un virtuoso di quello strumento che maggiormente evoca l impressione di profondità e distanza a livello orchestrale. Tratti, questi che si evincono con grande precisione nell incipit orchestrale dal sapore stravinskiano del track 3 (In memoria). Un ouverture, quella di cui stiamo parlando, a suo modo necessaria al successivo originalissimo sviluppo della perorazione corale a cappella la cui intensità sospesa è resa ancor più efficace dai brevi inserti dei rabbiosi accordi della chitarra.
Soluzioni più morriconiane le ritroviamo solo nel track 4 (Calibro 45) che sembra essere un pout pourri di stili e sonorità con gli spari delle pistole, lo scacciapensieri siciliano ed un ironica scaletta discendente a far da collante ad un impressionismo musicale di gusto europeo (nello stile), ma dalle sonorità tipicamente western. Scaletta che ritroveremo anche nel molto diverso track 5 (Nascondarella dallo stesso film Per un pugno nell occhio) che sceglie, invece, le dinamiche di un ballo popolare. Estremamente originale è anche l approccio al peplum. Basti pensare all intensa cantabalità del violino nel track 9 ( Idillio di Cinzia da La vendetta di Spartacus) con un andamento e un orchestrazione che vogliono essere un omaggio incrociato a Cajkowski (con quel tema che sembra essere una libera rielaborazione della prima frase del celebre andantino dalla Quarta sinfonia) e a Respighi. Nella presente compilation De Masi cede alle lusinghe delle grandi fanfare e delle marce che di solito associamo al genere solo nel track 12 (La forza) che pure ha una coda assai romantica solo in extremis recuperata da un finale squillo di tromba. E se non è la vocazione romantica a salvare la musica dalla bassa parodia del modo imperiale tipica del peplum, interviene al suo posto un ironia graffiante, come nel caso delle musiche di Totò contro Maciste (ma qui la scelta è anche motivata dalla presenza del principe della risata). Impressionante, infine, la qualità notturna delle musiche horror, forse quelle più radicali e moderne del compositore con riferimenti che sembrano spaziare dai momenti più sperimentali di certo Ravel sino alle rarefatte sezioni lente di Bartok (track 24 Nel buio della notte da La lama nel corpo). Anche nell horror, comunque, la vocazione romantica è piuttosto evidente come starebbe a dimostrare il canto esitante, ma intensamente sentimentale del violino nel successivo track 25 (Mary solo con te). Un plauso va, quindi, alla CAM per aver distribuito questo splendido CD.

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L’aspetto più sorprendente dell’imponente produzione letteraria di Emilio Salgàri (1863-1911), che consta di più di 200 opere tra romanzi e racconti avventurosi, è la precisione - raggiunta più che su base esperienziale grazie ad uno studio serio, per non dire ossessivo, di testi e mappe geografiche consultati presso biblioteche ed archivi - con cui lo scrittore veronese ricostruisce gli scenari esotici e descrive le usanze di popoli lontani. Fin dagli albori della Settima Arte tale esotismo un po’ di maniera e le gesta dei personaggi eroici implicati sono facilmente confluiti in trasposizioni cinematografiche più o meno accurate e fedeli. Nel corso dell’epoca d’oro del cinema italiano di genere, un regista appassionato di letture salgariane come Umberto Lenzi ne allestì ben tre: Sandokan, la tigre di Mompracem (1963), I pirati della Malesia (1964) e appunto La montagna di luce. Tratto dall’omonimo romanzo appartenente al ciclo Avventure in India e dato alle stampe nel 1902, il film narra delle mirabolanti imprese del ladro gentiluomo inglese Allan Foster che, incaricato dal rajah di Punjab del furto dello splendido diamante «Montagna di luce», deciderà, una volta impossessatosene, di trattenerlo per sé e di fuggire via.
I punti di forza della pellicola sono l’autenticità delle ambientazioni (Malesia e Singapore) e le musiche di Francesco De Masi che sfodera una partitura sinfonica dai riflessi evocativi e fiabeschi, facendo valere, soprattutto nei passaggi più dinamici, la sua familiarità col peplum (“Seq. 10”). Difficile trovare in questa OST un centro di gravità tematico perché, più che altro, essa si articola in una serie di giustapposizioni di segmenti melodici assai mutevoli per tempi d’esecuzione ed atmosfere (si passa con disinvoltura dal dramma alla facezia, dal mistero alla sensualità, dal sentimento all’azione). A dare costanza ed omogeneità al commento sono le vivide nuance orientali e mediorientali individuabili sia dal punto di vista armonico sia da quello della strumentazione adottata. In quasi tutti i brani le sonorità etniche (apportate da gong, flauti, percussioni e sonagli) svettano infatti sulle trame orchestrali di stampo classico tipiche del compositore. Un bell’esempio di tale alchimia potrebbe essere “Seq. 1”, che dopo l’esordio maestoso diventa più rarefatta ma senza mai nascondere gli umori levantini, oppure “Seq. 4”, il cui incipit drammatico e oscuro si apre poi in un suadente e carezzevole motivo flautistico orientaleggiante diviso in due parti (la seconda verrà rispolverata dal maestro, con la doverosa aggiunta del sitar, per il documentario della RAI Alla scoperta dell’India girato da Folco Quilici nel 1966).
La montagna di luce è dunque un altro denso (e finora inedito) capitolo demasiano sottratto all’oblio grazie alla meritoria opera della casa discografica Beatrecords, sempre molto attenta a rinvenire nel mare magnum del patrimonio cinemusicale italico piccoli e grandi capolavori.